Nozione di EBITDA
L’Ebitda (Earning Before Interest, Tax, Depreciation and Amortization) è una metrica aziendale che viene calcolata attraverso la riclassificazione del conto economico. In italiano viene chiamato Margine Operativo Lordo, e serve a misurare la creazione di ricchezza che viene generata dalla gestione caratteristica dell’impresa.
Si intende il saldo tra il valore della produzione (Sezione A del conto economico) e i costi della produzione (Sezione B del conto economico) redatto ai sensi dell’art. 2423 e seguenti del codice civile. Un metodo alternativo di calcolo, più utilizzato in quanto più semplice, suggerisce di partire dell’Utile a cui aggiungere svalutazioni, ammortamenti, tasse e interessi, seguendo la “linea guida” dettata dal nome anglosassone.
Viene utilizzato come indicatore di performance per l’analisi della produttività aziendale, con lo scopo di reperire informazioni sulla gestione caratteristica e sulla sua capacità di generare flussi reddituali e monetari sufficienti per il funzionamento e l’accrescimento dell’azienda. Un altro uso frequente di questo importante indicatore è quello di essere utilizzato all’interno di processi valutativi aziendali oppure in un’ottica negoziale per operazioni di acquisizione o fusione aziendale.

La cosa da notare è che questa metrica è legata a voci che hanno come caratterizzazione una presunta manifestazione finanziaria. In ogni caso ci sono alcune voci per la quale occorre fare un breve commento:
- Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni: è una voce che ha il compito di sterilizzare i costi rilevati per natura e sostenuti allo scopo di acquisire una nuova immobilizzazione. Questa voce non ha alcun riflesso di natura finanziaria ed il suo inserimento come elemento positivo dell’Ebitda è quello di sterilizzare esborsi finanziari che non sono serviti alla gestione ordinaria. Questo per quanta riguarda l’utilizzo di questo indicatore come metrica di misurazione delle performance d’impresa e non come elemento valutativo. Nella prassi consolidata che vede l’utilizzo dell’Ebitda quale indicatore per la valutazione economica di una società all’interno di operazioni straordinarie è utile sottolineare che incrementi di immobilizzazioni di natura ricorrente e i fattori produttivi ad esso collegati vengono tendenzialmente esclusi dal calcolo dell’Ebitda in quanto incrementa in maniera impropria la generazione di cassa e scoraggia comportamenti opportunistici del venditore;
- Altri ricavi: questa voce accoglie sia proventi che hanno riflessi finanziari sia proventi che non hanno alcuna manifestazione monetaria. Nella definizione civilistica di Ebitda, tali proventi non vengono rettificati, mentre in sede di valutazione o compravendita per questa tipologia di voci si pone particolare attenzione ai risconti passivi, i quali vengono rettificati perché già ricompresi all’interno della Posizione Finanziaria Netta;
- Svalutazione crediti compresi nell’attivo circolante: in questa voce vengono raccolti gli accantonamenti della voce fondo svalutazione crediti a fronte del probabile rischio di inesigibilità di taluni crediti commerciali. Tendenzialmente si tratta di operazioni che non hanno manifestazione finanziaria e pertanto potrebbero essere esclusi dalla componente di costo dell’Ebitda. Nella prassi però, seguendo il principio della prudenza, vengono spesso considerati nel calcolo dell’Ebitda. Per quanto riguarda l’Ebitda “negoziale”, l’Advisor che si occupa della valutazione individua una misura ragionevole di mancati incassi su perdite su crediti rapportati al volume con lo scopo di mostrare il normale livello del flusso di cassa;
- Accantonamenti per rischi ed altri accontamenti: come per la svalutazione, anche in questo caso non ci sono manifestazioni finanziarie legati agli accantonamenti. Come per la svalutazione, nella prassi queste voci vengono ricomprese all’interno della parte diminuente dell’Ebitda, sempre in aderenza con il principio della prudenza. Per quanto riguarda i fini negoziali potremmo considerare non meritevole di rettifica l’accantonamento ricorrente che ha lo scopo di misurare il probabile futuro esborso di cassa connesso al rischio. Diversamente, se si tratta di operazioni “straordinarie”, l’Ebitda deve essere depurato da questi accantonamenti.
EBITDA negoziale
L’Ebitda ai fini negoziali si prefigge un obiettivo diverso da quello visto in precedenza. Se l’Ebitda viene utilizzato come indicatore di performance sulla gestione caratteristica, nelle operazioni straordinarie e nelle valutazioni viene utilizzato come una metrica che riesce a misurare la “normale generazione di cassa” prodotta tramite il core business. Questo preciso scopo ha come effetto quello di utilizzare delle rettifiche volte a normalizzare l’Ebitda da componenti di costo ritenute anomale, inusuali e straordinarie e di conseguenza non ricorrenti. In gergo tecnico viene definito “Ebitda Adjusted” oppure “Ebitda Underlying”.
Pertanto, l’Ebitda Adjusted, viene ottenuto dai calcoli precedentemente descritti ai quali vanno poi aggiunti i costi di leasing finanziario (Voce B8), rettificate le operazioni infragruppo o con parti correlate non effettuate al fair value e le rettifiche di costi o ricavi inusuali/straordinari.
Nel caso in cui l’analista si trovi ad affrontare la valutazione di una impresa a carattere famigliare, si dovrà porre attenzione anche su altri generi di voci:
- Costi discrezionali e non funzionali all’attività di impresa, come ad esempio spese di rappresentenza (cene personali), spese per sponsorizzazioni, benefit per il management;
- Spese/ricavi non imputabili all’impresa ma imputabili alla sfera privata dell’imprenditore e della sua famiglia;
- Compensi bonus all’imprenditore o ai famigliari che sono distanti dai valori di mercato;
- Stipendi a famigliari non strategici;
- Operazioni correlate famiglia/impresa (es. Fitto passivo di immobile di proprietà dell’imprenditore persona fisica che si discosta dai valori di mercato).
Con l’EBITDA ai fini negoziali, l’analista finanziario può calcolare il valore economico del capitale attraverso diverse metodologie di calcolo:
- Discounted Cash Flow: assimilando l’EBITDA ai fini negoziali al Cash Flow from Operating Activities, al quale aggiungere o sottrarre i flussi di cassa derivante dalla gestione degli investimenti, calcolando il Free Cash Flow to the Firm;
- Metodo dei multipli: attraverso l’utilizzo di multipli di mercato dell’Ebitda in base alle caratteristiche dell’azienda e del settore di appartenenza.
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