
Plusvalenze, Financial Fair Play e Bilancio 2: Dopo avere parlato in linea generale del regolamento a cui sono sottoposte le società professionistiche di calcio per partecipare alle competizioni europee, il passo successivo è quello di analizzare l’impatto dell’impianto regolatorio sui bilanci delle imprese e come questo ha modificato la competitività delle squadre all’interno delle competizioni nazionali ed internazionali.
L’obiettivo dell’equilibrio economico finanziario e della riduzione dei costi
Il FFP è stato introdotto dalla UEFA con due obiettivi precisi: aumentare le condizioni di equilibrio economico-finanziario dei club e la riduzione dei costi sostenuti dalle squadre per allestire rose competitive.
Per quanto riguarda il primo aspetto, diversi studi sulla football industry hanno evidenziato (fino al 2019) un miglioramento del risultato economico delle società calcistiche, facendo scomparire nella stagione 2017-2018 il rosso di bilancio dalle squadre qualificate alle coppe europee. Tutto questo è dovuto ad un drastico aumento dei ricavi da parte dei club. Il fatturato complessivo delle squadre di serie A che partecipavano alle coppe era di 2,8 miliardi nel 1996 rispetto ad un fatturato complessivo di 20,1 miliardi nel 2019, passando da una perdita complessiva di 1.7 miliardi (1996) ad un utile complessivo di 610 milioni. Il rosso di bilancio, però, è stato superato attraverso un massiccio aumento dei relevant income: la crescita media annua dei ricavi dei top club che partecipano alle competizioni europee si attesta intorno al 6,6% (fino al 2019). La fonte dei ricavi dei Club dall’introduzione del FFP è cambiata radicalmente: se prima ci si basava sulla ricchezza dei proprietari e il ricorso a capitale di terzi, adesso le società calcistiche basano le proprie entrate su premi da competizione, sponsorizzazioni, diritti tv (in alcune nazioni quest’ultimi possono incidere fino al 75% de fatturato del club) e player trading. Anche “dall’altro lato dello Stato Patrimoniale” si registra un miglioramento grazie all’introduzione del FFP: i debiti sono diminuiti e sono stati avviati da diversi club investimenti strutturali che non vengono considerati come relevant costs.
Per il secondo aspetto invece, va rilevato che le spese sul mercato calcistico non sono affatto diminuite, quindi il miglioramento della situazione economico finanziaria dei club si spiega con l’aumento dei ricavi. Dall’applicazione del FFP sono esplose voci di ricavo diverse rispetto alle gestioni antecedenti: aumento delle sponsorship, aumento dei ricavi da diritti tv. Concettualmente il FFP non ha raggiunto completamente il proprio obiettivo che si estrinsecava in un miglioramento dei bilanci attraverso il contenimento dei costi e non grazie all’aumento dei ricavi.
Le conseguenze dell’applicazione del FFP
È indubbio che l’applicazione del FFP abbia portato dei notevoli miglioramenti alle casse dei club fino all’anno precedente alla pandemia. Ma il sistema regolatorio non è esente da problemi di applicazione e difformità di giudizio da parte del CFCB.
Come già spiegato nel precedente articolo, il FFP si basa sul pareggio di bilancio: relevant income = relevant costs. Di conseguenza solo con ingenti ricavi si possono sostenere ingenti spese. Le spese permettono ai club di ottenere i giocatori più forti che a loro volta permettono alle squadre di conquistare successi sul campo e di incrementare i ricavi. Si crea un circolo virtuoso che permette ai club vincenti di diventare sempre più competitivi. Di contro le squadre che non vincono avranno sempre minori ricavi, che non gli permetteranno di sostenere le spese per rinforzare la rosa e di conseguenza avere sempre meno probabilità di vincere nel tempo. A causa di tale meccanismo, negli ultimi 10 anni la competitività si è ridotta nei vari tornei, ed è per questo che capita sempre più spesso vedere sempre le stesse squadre vincere i propri campionati nazionali.
Con l’ingresso del FFP è diventato sempre più complicato contrastare i vincitori del titolo o comunque le squadre che hanno possibilità di spendere cifre rilevanti. In questo modo alle squadre “inseguitrici” non rimane altra soluzione che sperare ed approfittare di un errore tecnico o manageriale da parte della squadra detentrice del titolo. Questo accade perché a parità di competenze manageriali, sarà la squadra che investe di più ad avere maggiori possibilità di vittoria (avendo una base superiore alle altre squadre come dimostrato nella competizione vinta).
I limiti del Fair Play Finanziario
È d’uopo rilevare, dopo aver parlato degli effetti benefici, le principali problematiche legate al FFP. Nel precedente paragrafo abbiamo parlato della riduzione della competitività dei competitor rispetto ai vincitori delle competizioni. Un altro limite del FFP è la difformità di giudizio da parte del Club Financial Control Body sul comportamento delle varie società.
Per fornire un esempio pratico di difformità di giudizio prenderemo in esame tre società: Milan, PSG e Man City.
Ac Milan
Nel 2018, a seguito della vendita di Silvio Berlusconi all’imprenditore cinese Li Yonghong avvenuta nel 2017, il bilancio di esercizio del Milan (anche per effetto degli investimenti posti in essere) presentava un incremento di perdita d’esercizio, che passava dai -32 mln del 2017 a -126 mln. Analizzando il conto economico si nota che la perdita era generata dall’incremento dei costi di produzione che passarono da 129 mln nel 2017 a 354 nel 2018. L’incremento della perdita era dovuto ad un maggiore costo di salari e stipendi ed a un aumento degli ammortamenti dei cartellini dei giocatori acquistati. L’aumento del valore della produzione (152 mln di euro in più) non bastò a coprire interamente i costi di produzione.
Tale situazione portò ad un peggioramento dell’equilibrio economico-patrimoniale e di quello finanziario. Infatti, il cash flow from operating activities presentava un valore negativo di 102 mln. A tale situazione di bilancio si aggiunse anche l’impossibilità di stimare il patrimonio dell’allora proprietario Li Yonghong, il quale ad oggi resta ancora un mistero.
Vista tale situazione, il CFCB chiese alla società un Voluntary Agreement, invitandola a presentare al board UEFA due business plan. Il CFCB decise che i dati presentati nei BP non fossero realistici. A questo punto tramite Settlment Agreement, UEFA e società cercarono di accordarsi permettendo al Milan di presentare un terzo business plan più prudenziale e “realistico”.
Nonostante questo, il CFCB considerò anche l’ultimo business plan non realistico sanzionando la società escludendola dalle coppe europee in quanto l’azienda presentava una scarsa solidità patrimoniale, la violazione del principio di break even, scarsa credibilità dei BP e il possibile cambio di proprietà.
A questo punto la società rossonera si rivolse al TAS che accolse l’appello del Milan rimandando indietro il caso al CFCB con l’ordine di comminare una sanzione più appropriata. Sulla sentenza del TAS incise l’escussione del pegno da parte del fondo Elliot, il quale aveva concesso un prestito di 202 mln di euro all’imprenditore cinese per l’acquisto della società, ponendo come garanzia le azioni del club. Con l’escussione furono cancellati difatti tali debito a bilancio. Infatti, in questo modo Elliot diventa il proprietario del club, ed avendo un patrimonio di 30 miliardi ed impegnandosi direttamente al risanamento della società garantiva la prospettiva del Going Concerne al CFCB. Il TAS riconobbe la validità del terzo BP presentato dal Milan considerandolo credibile e prudenziale rendendo credibili le previsioni a cui si perveniva.
La conseguenza di questo scenario è stato che il Milan ha rinunciato alla partecipazione alle competizioni europee nella stagione 2019-2020 in attesa di raggiungere un accordo definitivo con UEFA. Inoltre Elliot, come proprietario, ha l’unica alternativa di porre in essere una gestione oculata con l’obiettivo di un aumento del valore della società.
Paris Saint-German
Il PSG viene acquistato nel 2011 dal fondo sovrano Qatar Investment Authority, divenendo di fatto una squadra controllata dal regime Qatariota. Da allora un fiume di denaro proveniente del Qatar è finito nelle casse del club francese. Come proprietario del club, il fondo QIA non poteva immettere cash in maniera diretta nella squadra francese. Ed è qui che entrò in gioco il fondo QTA (Qatar Tourism Authority), il quale stipulò con il PSG un contratto di sponsorship che prevedeva un ricavo annuo per il club pari a 200 milioni. Tale somma confrontata con gli accordi di sponsorship dei maggiori club al mondo come Real Madrid e Man UTD nello stesso periodo storico appare decisamente “gonfiato”. Gli accordi di Sponsorship non tecnici all’epoca si attestavano intorno ai 30-40 mln di euro annui. Inoltre, il logo QTA non comparve sulla maglia da gioco del PSG.
Appare evidente che questa somma provenisse dallo stesso proprietario (regime Qatariota) essendo sotto controllo diretto dell’emiro Al-Khelaifi. Essendo una parte correlata furono violati i principi del FFP, avendo come conseguenza la non iscrizione a bilancio di queste cifre nei relevant income. Nonostante sia palese la violazione, PSG e QTA non furono e non vengono considerate parti correlate.
Il PSG tramite questo espediente contabile aggira i vincoli UEFA, avendo così la possibilità di inserire in rosa giocatori di grande talento senza avere alcun limite di spesa (basti pensare all’acquisto nello stesso anno di Neymar JR per 222 milioni di euro e Mbappè per un cifra di 180 mln di euro).
A questo punto è evidente la differenza di trattamento tra PSG e AC Milan.
Manchester City
Il caso Manchester City è simile a quello del Paris. Il proprietario del Club è Khaldoon Al Mubarak, membro del consiglio direttivo per l’emirato di Abu Dhabi, ed ha utilizzato lo stesso escamotage contabile utilizzato dal regime Qatariota. Alcuni sponsor del Club fanno capo alla famiglia reale dell’emiro di Abu Dhabi: in tali contratti di sponsorizzazione non c’era e non c’è alcun riferimento ad una fase di negoziazione, a dimostrazione del fatto che non sono sponsor indipendenti ma rami dell’impero della famiglia reale.
Senza tale escamotage il bilancio del 2013 del Manchester City avrebbe riportato una perdita di 233 milioni di euro andando ben oltre a quello ammissibile dai parametri del FFP. Eppure, la società inglese non è stata mai sanzionata, fatta eccezione per una multa di 20 milioni di euro inflitta nel 2014. Come il PSG, anche il City ha fatto copiosi investimenti nel calciomercato grazie alle sponsorizzazioni fittizie provenienti, di fatto, dallo stesso proprietario.
Nonostante questo, il City non è stato mai sanzionato perché rispettoso dell’obbligo di pareggio di bilancio (break even)
Nei prossimi interventi cercheremo di analizzare l’impatto del FFP e l’impatto del COVID-19 sul mondo del calcio
Articolo precedente: https://studioconsulenzatedesco.eu/plusvalenze-financial-fair-play-e-bilancio/