Quando si parla di bilancio, il concetto di continuità aziendale – o going concern – rappresenta uno dei principi cardine. In termini semplici, significa che l’azienda deve essere in grado di proseguire la propria attività nel futuro prevedibile, ovvero per almeno 12 mesi dalla data di chiusura dell’esercizio. Se questa condizione viene meno, la valutazione delle voci di bilancio cambia radicalmente, passando da un’ottica di funzionamento a una di realizzo. Ma come si dimostra concretamente la continuità aziendale? E quali sono i riferimenti normativi da considerare?

Going Concern: Il Cuore della Valutazione Aziendale

Il going concern non è solo una formalità contabile, ma un principio che influisce su tutto il bilancio. In sua assenza, l’azienda dovrebbe svalutare i propri asset, riconsiderare le proprie passività e fornire un’informativa chiara sulle proprie difficoltà. Per questo motivo, amministratori, revisori e stakeholder guardano con attenzione a questo aspetto.

OIC 11 e la Continuità Aziendale

Secondo l’OIC 11 “Finalità e postulati del bilancio d’esercizio”, il bilancio deve essere redatto ipotizzando che l’impresa sia in grado di continuare a operare. Tuttavia, se emergono elementi di incertezza, l’organo amministrativo deve approfondire e fornire dettagli nella Nota Integrativa. A livello pratico, vengono esaminati vari aspetti, tra cui:

  • La situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda;
  • La capacità di generare flussi di cassa positivi;
  • Il supporto di finanziatori o azionisti;
  • L’esistenza di piani di ristrutturazione credibili.

Se il going concern non è garantito, il bilancio deve essere impostato su valori di liquidazione.

IAS 1 e IAS 10: Cosa Dicono gli IFRS?

Passando agli standard internazionali, lo IAS 1 “Presentation of Financial Statements” stabilisce che la responsabilità della valutazione della continuità aziendale ricade sugli amministratori. Devono considerare tutte le informazioni disponibili per almeno 12 mesi e, se ci sono incertezze significative, queste devono essere adeguatamente illustrate in bilancio.

Lo IAS 10 “Events after the Reporting Period” aggiunge un tassello importante: anche gli eventi successivi alla chiusura del bilancio possono incidere sulla valutazione del going concern. Se emergono nuove informazioni che mettono in dubbio la capacità dell’azienda di continuare la sua attività, queste devono essere tempestivamente comunicate e, se necessario, integrate nei criteri di valutazione.

Come si Dimostra la Continuità Aziendale?

Per provare la sussistenza del going concern, le aziende devono predisporre una serie di documenti chiave:

  • Budget e previsioni finanziarie per almeno i 12 mesi successivi;
  • Analisi di indicatori finanziari, come rapporti di liquidità e indebitamento;
  • Lettere di supporto da finanziatori o azionisti, se necessari;
  • Piani di ristrutturazione, laddove applicabili.

L’obiettivo è fornire un quadro chiaro e dettagliato che permetta a revisori e stakeholder di valutare la solidità dell’impresa.

Il Ruolo del Revisore: Tra ISA 315 e ISA 570

Anche il revisore gioca un ruolo chiave nella verifica della continuità aziendale. Secondo l’ISA 315, il revisore deve comprendere a fondo il modello di business dell’azienda, il suo contesto operativo e i rischi connessi, inclusi quelli legati alla continuità.

L’ISA 570 si concentra proprio sul going concern. Se il revisore rileva significative incertezze, deve:

  • Valutare se le informazioni fornite in bilancio siano complete e adeguate;
  • Richiedere evidenze documentali alla direzione aziendale;
  • Esprimere un giudizio che può includere richiami o rilievi.

Nei casi più gravi, se la continuità aziendale non è adeguatamente supportata, il revisore può rilasciare un parere con rilievi o addirittura un parere negativo sul bilancio.

PMI e Indici Sostitutivi per la Continuità Aziendale

Per le piccole e medie imprese (PMI), la valutazione del going concern può risultare più complessa, poiché spesso non dispongono di strumenti avanzati di pianificazione finanziaria. Tuttavia, esistono indicatori alternativi che possono essere utilizzati per dimostrare la continuità aziendale, tra cui:

  • Margine operativo lordo (EBITDA): un indicatore utile per valutare la capacità dell’impresa di generare reddito operativo sufficiente a coprire i costi;
  • Indice di liquidità (Current Ratio e Quick Ratio): misurano la capacità dell’azienda di far fronte agli impegni finanziari a breve termine;
  • Copertura del servizio del debito (Debt Service Coverage Ratio – DSCR): utile per valutare la capacità dell’azienda di sostenere i pagamenti del debito con il flusso di cassa generato;
  • Andamento del portafoglio clienti e fornitori: la stabilità delle relazioni commerciali può essere un indicatore della solidità aziendale;
  • Supporto finanziario da soci o terzi: lettere di intenti o garanzie possono confermare il sostegno economico necessario per garantire la continuità aziendale.

Per le PMI, l’adozione di questi indici può essere un valido strumento per fornire evidenze concrete della sostenibilità aziendale e per rafforzare il rapporto con i revisori e gli stakeholder.

Conclusione

La dimostrazione del going concern non è solo un obbligo contabile, ma un processo che richiede analisi, documentazione e trasparenza. L’applicazione rigorosa dei principi OIC e IAS permette di garantire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione aziendale, tutelando la fiducia di investitori e finanziatori.

Allo stesso tempo, il coinvolgimento del revisore aggiunge un ulteriore livello di controllo, riducendo i rischi e assicurando un’informativa finanziaria chiara e attendibile.

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